Sono rimasto in silenzio questi giorni. Ho appreso la notizia della morte di Papa Francesco mentre ero in viaggio e, come tutti, ne sono stato completamente travolto, sorpreso, dispiaciuto, ma anche smarrito. Il nostro Vescovo, il Papa, l’essere umano che sente su di sé la responsabilità di rappresentare Cristo e manifestare, in ogni suo respiro, il Vangelo che annuncia. Immagine dell’unità, della continuità, della comunità. Mi sono sentito incapace di articolare parole e, allo stesso tempo, sorpreso di quante invece ne trovassero subito tanti altri. Sento di dover indagare meglio dentro di me, cosa significhi il Papa, quanto sia fondamentale la sua presenza per chi, come noi, crede e crede la Chiesa. Papa Francesco è stato, prima di tutto, un capo della Chiesa, ma senza che il potere lo deteriorasse, senza che lo cambiasse. Papa Francesco è stato la Chiesa. È stato la Chiesa di Roma, ma anche e soprattutto la Chiesa universale, dialogante, aperta, solidale, misericordiosa. E’ stato l’annuncio continuo della misericordia, che ha costituito il fondamento del suo ministero. Un sacerdote, un pastore, in uscita silenziosa e discreta, in collegamento con l’umanità più profonda, più reale. Corpo e spirito è stato Francesco. Povero ma non misero, umile ma mai piegato, vero ma mai impetuoso, mite e mai domo, diretto e semplice ma non per questo meno profondo. Ha impresso un nuovo moto evangelizzatore, una missionarietà radicale e, allo stesso tempo, rispettosa dei limiti dell’uomo. Il coraggio della fede, la fiducia nella grazia, la postura dell’accompagnamento. La stagione sinodale, il concetto di “insieme” e di “tutti”, il valore della fratellanza, del bene comune, delle scelte forti. Lo sguardo premuroso e la parola di conforto. Il perdono, di sé e degli altri. La lotta all’invidia, alle cattive abitudini, ai giudizi ed ai pregiudizi, al chiacchiericcio ed alla vigliaccheria. La lotta ai prepotenti e ai violenti, l’attenzione agli ultimi, ai poveri, ai detenuti, a chi merita, sempre, una seconda chance. Tutti. Eppure, di tutto ciò, non ricordo delle parole in particolare, sebbene se ne potrebbero ricordare molte, come in tanti stanno giustamente facendo, bensì un modo, un atteggiamento, uno stile. Ecco, in questi giorni, pensando al Papa, pensavo proprio al “come” ha vissuto: come ha guardato, come ha pregato, come ha svolto il suo ministero, come ha interagito e reagito. E forse è proprio lì la grande testimonianza. Nelle scelte concrete, nel modo di approcciare alla vita, che ha manifestato al mondo il volto bello di Gesù. Come Centro Oratori Romani gli dobbiamo tanto. Abbiamo potuto cambiare il nostro approccio al servizio, semplicemente seguendo quanto ci andava indicando. Ci ha mostrato ed ha sottolineato l’importanza dell’essere catechisti, offrendo spunti per diventare lievito nella società che viviamo, seminatori di speranza per i giovani e i bambini che incontriamo, ma anche cura e supporto per tutti i sacerdoti ed i responsabili degli oratori che accompagniamo. Ci siamo messi in cammino, abbiamo puntato sul senso e sull’accompagnamento, uscendo da logiche ormai troppo identitarie, di chiusura o di autocelebrazione. Servire la Chiesa, senza protagonismi, con sguardo ai più piccoli, alle realtà più bisognose, in ascolto e connessione con il prossimo. Una leadership silenziosa e spesa per gli altri. Papa Francesco ci ha trasformato senza che ce ne accorgessimo. Mi sento di dire una grande “grazie” a Dio per il dono del Papa e della Chiesa, per il dono di Papa Francesco che fino agli ultimi giorni ha voluto offrirsi alla sua gente. Solo nel dono ha senso la vita, solo amando si assomiglia a Dio. Grazie Francesco, per come sei stato su questa terra. Proteggici ed accompagnaci da lassù… proveremo a seguire la tua strada e a camminare, sempre, con i fratelli al fianco, senza dimenticare nessuno.
Stefano Pichierri
Presidente del Centro Oratori Romani