Cambia la strada: Gesù ci chiama alla missione

Papa Francesco, in un recente convegno, ha affermato che “abbiamo bisogno di una Chiesa libera e semplice, che non pensa ai ritorni di immagine, alle convenienze e alle entrate, ma ad essere in uscita”. Se non fosse sufficiente la parola del nostro Vescovo, basta scorrere le pagine dei Vangeli per accorgerci che Gesù ha annunciato il Regno di Dio percorrendo città e villaggi senza un luogo dove posare il capo (Lc 9,58) e senza cercare alcun consenso, anzi, semmai attirandosi l’inimicizia di tante persone che contavano. Seguiamo allora il nostro Maestro con la libertà di chi sa farsi guidare da un Altro, annunciando che Gesù vuole donare a tutti quella gioia e quell’amore che hanno trasformato la nostra vita.

Don Simone Carosi

Cambiare strada implica una modifica del proprio percorso, dunque una disponibilità personale e comunitaria a spostare il proprio baricentro verso l’esterno, a partire dalla certezza che Dio Salva, che Cristo è il Messia e che, seguendo Lui, non possiamo sbagliare!

Cambia la Strada
La ricerca del Cristo, la ricerca di un Senso, la ricerca della strada giusta porta all’incontro. Così Andrea e, poi, suo fratello Simone, con gli altri in Galilea, incontrano Gesù e capiscono che, finalmente, la loro strada può cambiare!
Anche Noi siamo stati in attesa di conoscere Dio, con la certezza dell’incarnazione lo abbiamo ri-conosciuto quale Signore e Salvatore, il Cristo, il Messia.
Da questo incontro non possiamo restare indifferenti, o presi ancora dalle nostre faccende, dai nostri progetti…
“Venite e vedrete!” (Gv 1, 35-42 - Domenica 17.1.2021) …e ancora “Vi farò pescatori di uomini” (Mc 1, 14- 20 - Domenica 24.1.2021)
A Simone, addirittura, Gesù cambia il nome, imprimendo ancor di più la missione sulla sua identità.
E dalla sequela nasce il resto!
Seguire con fiducia Cristo porta i primi discepoli a sperimentare e vedere i prodigi, le guarigioni, ad ascoltare gli insegnamenti di Gesù, ad avvertire l’Autorità che gli proviene da Dio e che rende il Vangelo una Autentica Buona Notizia, per ciascun uomo: è proprio vero! La salvezza è entrata nel mondo!
E allora, cosa aspettare? Di cosa avere timore? Occorre partire. Lasciare le vecchie abitudini, lasciare i nostri porti sicuri e lanciarci nella dimensione missionaria, fatta di attenzione agli Altri, di cura e servizio al nostro prossimo, che stia male, o sia solo triste, che sia lontano dalla pace e dalla felicità, in preda ai propri “demoni” che non gli consentono di vivere a pieno la gioia della vita. E non per vanagloria, no. Gesù fugge le folle che lo acclamano, volendo piuttosto glorificare Dio, annunciando il Regno a quanti più possibile.
“Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!” dirà San Paolo in una delle sue lettere che ascolteremo (Mc 1, 29-39 - Domenica 7.2.2021).

Cambiare strada implica una modifica del proprio percorso, dunque una disponibilità personale e comunitaria a spostare il proprio baricentro verso l’esterno, a partire dalla certezza che Dio Salva, che Cristo è il Messia e che, seguendo Lui, non possiamo sbagliare!
Allora la sequela diventa esperienza di fede, necessaria per abbracciare la propria missione. Missione che, in realtà, rappresenta la nostra più intima volontà, la nostra piena realizzazione.
«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».
Sal 39 (domenica 17.1.2021)

Gesù ci chiama alla missione!

La tragica esperienza della pandemia ci ha mostrato tutti i limiti delle nostre possibilità pastorali, ancorate troppo a schemi rigidi, a dinamiche sociali, associative e culturali legate all’efficienza e al risultato.
Dobbiamo mettere le persone al centro delle nostre azioni!
I bambini, le loro esigenze, le loro sofferenze, le loro situazioni di vita in cui la Buona Novella e l’Amicizia con Gesù potranno dare luce e speranza.
Farli sentire importanti, amati e protagonisti - ciascuno e tutti insieme - di una missione unica e irripetibile, annunciatori già ora, soprattutto ora, di un mondo nuovo, di una società attenta ai bisogni dei malati, degli anziani, dei sofferenti, delle famiglie in difficoltà e dell’ambiente. Sono proprio i bambini ed i ragazzi a poter diventare, piuttosto che meri “untori” del Covid, veicolo del cambiamento, della conversione all’amore, all’altruismo, alla solidarietà, alla fede.
“Untori della speranza”
L’Oratorio è il luogo, lo spazio e il tempo, in cui il bambino può sperimentare la concretezza dell’incontro, dell’ascolto che si traduce in sequela, del cambiamento, dell’accettazione di una proposta, del coinvolgimento nella missione.
Una dimensione missionaria che può e deve permeare l’intera azione pastorale dei nostri Oratori. Deve diventare “virale” e suscitare in noi il bisogno dell’annuncio.
Pensiamo allora a far sentire i bambini e i ragazzi della Parrocchia “chiamati” alla loro missione, facendogli sperimentare che il cambiamento è possibile, se si è disposti a sporcarsi le mani, se si è disposti ad accettare le proposte di servizio e attenzione agli altri che i catechisti rivolgeranno loro in questo periodo (cfr. sezione attività).
Potranno così farsi protagonisti di messaggi di speranza e di gioia, contagiare la comunità in un’ottica di rinnovamento e di condivisione.
Abbiamo inoltre formulato degli approfondimenti in merito alla preadolescenza (cfr. sezione focus on), per adeguare l’annuncio ai diversi destinatari della missione Oratorio, ed all’interazione Oratorio/Scuola (cfr. sezione focus on), per rivolgere l’attenzione educativa allo sviluppo globale dei ragazzi.
Se non siamo disposti a cambiare la strada, a metterci in cammino, non vedremo i prodigi che cerchiamo! Se, dopo aver incontrato il Messia, non andiamo ad annunciare la Salvezza agli altri, nessuno potrà compiere la nostra missione.

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