Aspettando i perCORsi

Aspettando i perCORsi

Domenica 12 novembre dalle 16:30 alle 18:30 ci sarà il primo di tre incontri dei perCORsi:

- PerCORsi Lab: per i ragazzi dai 14 ai 25 anni che si affacciano per la prima volta al mondo dell’oratorio,

- PerCORsi A (14-17 Anni), PerCORsi B (17-19 Anni) e PerCORsi C (19-25 Anni): per i ragazzi che già svolgono un servizio in Oratorio e hanno partecipato ai campus estivi di formazione.

I PerCORsi Lab e A saranno presso la parrocchia San Saturnino, in via Avigliana 3 (Fermata Sant'Agnese Annibaliano- Metro B1), mentre i PerCORsi B e C presso la Sede Sociale del COR, in via di Monte Polacco 5 (Fermata Cavour- Metro B).

 

Entriamo nello specifico e lasciamoci guidare dall’arte:

 

Kandiskj, Klee e Klimt regalano tre loro opere ai nostri ragazzi per raccontargli la loro storia e di come sono entrati in Oratorio! I tre artisti sono tre ragazzi come i nostri: Kandiskij è un appassionato di musica, sente LoStatoSociale e i The Giornalisti; Klee è appassionato di serie tv, Netflix e Game of Thrones; Klimt è uno street artist. Ad accompagnare il loro regalo una lettera per i nostri ragazzi…

 

 

#perCORsiLAB

"Dal verbale del consiglio dell’oratorio MP3, del 17 Maggio 1925

[Nota del redattore: in tale data Jackson Pollock è un giovane allievo di 13 anni, Malevic un adulto di 47 anni, animatore dei giovani e Mondrian è un catechista storico di 53 anni]

Erano già le dieci di sera. La riunione era iniziata alle 19. Sulle pareti i tre grandi cartelloni “Tableau I” di Mondrian, "suprematismo” di Malevic e “final” di Pollock. Le facce sono stanche, i toni si sono accesi, ma la questione è spinosa. Tema dell’assemblea: qual è il linguaggio principale, quello ottimo e perfetto per essere utilizzato in Oratorio. Oggi tocca agli artisti dire la loro. Per il loro Oratorio Internazionale, primo nella storia del mondo, tutto pensavano tranne che alla voce “problemi di lingua” si sarebbero scontrati sui punti all’ordine del giorno. Pollock è statunitense, Malevic ucraino e Mondrian olandese, figuriamoci! Pensavano che i problemi di comprensione sarebbero stati ben altri! E invece, erano sempre andati d’accordo, su tutto, ognuno con il proprio carisma. Ma questa volta il tema li toccava troppo da vicino: i linguaggi. Capite, non laboratori, non strumenti, non attività, quelli vengono dopo, di conseguenza. Qual è la lingua più adatta per portare Gesù a bambini e ragazzi in maniera esperienziale e antropologica, cristocentrica e cristoforme, che punti a un’integrazione fede-vita, con uno stile animato e nel rispetto del metodo del Centro Oratori Romani. Ah ben, insomma, una cosa facile! Una domanda da poco! Neanche la dinamica dei sei cappelli, che di solito riusciva ad armonizzare le varie attitudini quella sera sembrava andare a buon fine. Ora si erano dati, per uscire dall’impaccio, al più classico dei classici: il brainstorming con i post-it colorati! Ognuno aveva portato con sé un’immagine che secondo lui rappresentava al meglio il linguaggio universale da utilizzare in Oratorio. Aveva iniziato Pollock, appena uscito dal corso allievi, fresco di campus A, di conseguenza in modalità “per levarmi la felpa del Cor dovrai passare sul mio cadavere – i miei veri amici sono solo quelli del campus – il Cor è la vita”. Appena srotolata l’immagine, Malevic per poco non svenne e Mondrian trattenne a fatica una risata della serie “è arrivata la pulce con la tosse, posso parlare proprio tutti in Oratorio eh!”. Al centro della sala era disteso un foglio pieno di schizzi, gocciolamenti, sbavature, strisciate e macchie di colori a caso senza una logica e un ordine. Sembrava che un intero armadio di colori si fosse rovesciato! A Pollock invece brillavano gli occhi. Sotto tre frasi:

« Il mio dipinto non scaturisce dal cavalletto. Preferisco fissare la tela non allungata sul muro duro o sul pavimento. Ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Sul pavimento sono più a mio agio. Mi sento più vicino, più parte del dipinto, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorare dai quattro lati ed essere letteralmente "nel" dipinto.”

« Continuo ad allontanarmi sempre di più dai soliti strumenti del pittore come cavalletto, tavolozza, pennelli, ecc. Preferisco bastoncini, cazzuole, coltelli e lasciar sgocciolare la pittura fluida o un impasto pesante con sabbia, vetri rotti o altri materiali estranei aggiunti. »

« Quando sono "nel" mio dipinto, non sono cosciente di ciò che sto facendo. È solo dopo una sorta di fase del "familiarizzare" che vedo ciò a cui mi dedicavo. Non ho alcuna paura di fare

cambiamenti, di distruggere l'immagine, ecc., perché il dipinto ha una vita propria. Io provo a farla trapelare. È solo quando perdo il contatto con il dipinto che il risultato è un disastro. Altrimenti c'è pura armonia, un semplice dare e prendere, ed il dipinto viene fuori bene. »

Ecco come doveva essere il linguaggio in Oratorio: farsi prossimo a tutti i “lati” del ragazzo, essere alternativo e essere istintivo!”

 

#perCORsiA

Dall’indie al rap, dai TheGiornalisti che però “sono un po’ pop eh””, a LoStatoSociale che “ma è che è tutta sto synth””, è sempre più difficile nel mondo della musica di oggi fare una differenza fra indie-indipendente, fra generi musicali ed elementi di stile. Oggi vi aiuterò io, che questa musica la sento spessissimo. E vi aiuterò a fare chiarezza con l’oratorio. Ti viene da ridere? Beh continua a leggere e cercherò di spiegarmi meglio! Procediamo però con ordine! Non mi sono presentato! Mi chiamo Vasilij Kandiskij e oggi con un mio quadro dal titolo “Giallo, Rosso, Blu” vi vorrei invitare a ri-suonare, a muovervi ognuno con il proprio tempo, ma a ritmo. Io benchè di mestiere faccia il pittore, amo la musica. Appena posso mi metto le cuffie nelle orecchie e sono su Spotify a creare playlist e scoprire gruppi nuovi. Io, grazie all’arte ho capito che si ascolta nel silenzio, che si può testimoniare senza dover parlare. Anzi. Nella vita ho deciso di dipingere con suoni muti, di far parlare melodie colorate, ma silenziose. Ho scritto un libro che si chiama “Lo spirituale nell’arte” dove spiego lo stretto legame che per me esiste fra arte e musica e perché ho intitolato tutti i miei quadri “Impressioni”, “Improvvisazioni”, “Composizioni”. Volevo invitare tutti a cogliere dentro di sé la propria musica interiore. Eppure c’era qualcosa che non mi tornava. Fino a quando non sono entrato in una sorta di speciale sala-prove: l’Oratorio! Ho scoperto che già qualcun altro proponeva ai giovani di impressionarsi, improvvisare e comporre. C’era già qualcuno che offriva ai ragazzi la possibilità di essere strumenti per mettersi al servizio di una particolarissima band, l’opportunità di farsi suonare per sentire che nota intona il loro talento. Pensi che i TheGiornalisti e LoStatoSociale si siano inventati qualcosa? Beh ti sbagli! Ascolta me che di musica me ne intendo e con la musica ci dipingo! C’è già, da ben prima di loro!, chi ha dimostrato che essere indipendenti è essere alla moda! Anche io avevo pensato di essere un genio ed aver scoperto che si può colorare uno spartito e si può suonare un quadro: poi ho scoperto che per essere fighi e sul pezzo bisogna andare in Oratorio! E’ là che si sente finalmente una musica nuova, che ci sono eventi imperdibili e si accendono le serate a cui non si può non partecipare! E’ là che a prescindere da che genere musicale tu sia e con che stile tu ti vesta, ogni brano diventa colonna sonora! Tommaso Paradiso e Lodo Guenzi saranno pure bravi, ma ti immagini le cose a cui potrebbero dar vita se entrassero in Oratorio?!

 

#perCORsiB

Ciao, sono Paul Klee! Anche io, come Kandiskij, di mestiere dipingo e il quadro che ti voglio regalare per parlarti di Oratorio si chiama Polifonia. In realtà però la mia vera passione sono le serie TV. Da Game of Thrones a The Walking Dead, adoro passare la serata impallato di fronte Netflix. Ma anche voi avete questa difficoltà a spiegare ai vostri genitori il fatto che il vostro non è un tentativo di annebbiarvi il cervello piuttosto di viaggiare rimanendo fermi, di conoscere senza studiare? Menomale che a capirmi ci pensa l’Oratorio! Non sei mai stato in Oratorio? Pensi non c’entri niente con te e tanto meno con le serie TV?! Ma cavolo, allora non hai capito nulla! L’Oratorio è la più fighissima serie TV che sia mai andata in onda! Una storia a puntate iniziata nel 1500 e che dura ancora oggi, dove ognuno di noi è un personaggio! Al di là del tempo e dello spazio, puoi far partire lo streaming di “Oratorio”, ovunque tu sia, sempre! Gli errori più indicibili, le avventure più incredibili, gli amori più coinvolgenti…qualcuno dica a Geroge Martin di abbassare la cresta! E’ questa la condanna di tutti gli autori: pensi di aver avuto un’idea figa, ma poi ti accorgi che è già successo in Oratorio! Sbagli e giudizi, condanne e colpi di scena: Sky pagherebbe milioni per avere i diritti di “Oratorio”! L’unica è entrare a farne parte! Io pure pensavo di essere un genio nel narrare storie con l’arte. Io nella vita, come tutti sanno, ho dipinto. Ho sempre considerato l’arte un discorso sulla realtà, un modo per dire la verità. Ogni quadro un contenitore di storie, un linguaggio che dialogava con altri linguaggi, soprattutto musica e poesia. Un linguaggio che costruiva, quasi architettonico, un palinsesto: perché metteva ordine nel movimento che era in me e sentivo nel mondo. Un linguaggio quindi matematico, scientifico, un metodo rigoroso, come le regole sintattiche che si utilizzano per costruire una sceneggiatura, per uscire da me nel mondo. Ogni opera era un episodio di una storia, una tappa di un cammino. Ogni quadro la pagina di un

copione. Volevo arrivare nelle mie periferie urbane e portare la mia fiction fino agli estremi confini della terra, volevo creare soluzioni, inventare idee innovative, volevo essere missione, come a cavallo del drago alato Viserion! Poi mi sono guardato intorno e ho scoperto che per incontrare tante storie in tanti luoghi di vita mi bastava accendere la TV sul canale dell’Oratorio. Così mi sono seduto sul divano. Io ho portato solo le pop-corn, l’oratorio ci ha messo tutto il resto! Buona visione e buon viaggio!

 

#perCORsiC

GUSTAV KLIMT! Vi ho detto che mi chiamo Klimt! Kappa, Elle, I, Emme, Ti! E no, non ho fatto io questo sgorbio! Io sono uno street artist vero, come Blu, Solo e Alice Pasquini! Non faccio le tag sui treni io, né sono come Banksy che dice di fare lo street artist, ma poi guadagna i milioni! Le mie opere fanno parte di progetti come Big City Life a TorMarancia, o del MAAM, il Museo dell’Altro e dell’Altrove. Sono a Ostiense, zona Gazometro e sono al Santa Maria della Pietà, oggi Museo della Mente. Ma con chi pensa di averci a che fare! La mia non è una rivoluzione…è una conversione! Da una vita camminavo per le strade del mondo. Avevo tutto, ma niente mi bastava. Ero così arrabbiato che solo nelle divisioni vedevo vie d’uscita. Tanto per intenderci una delle mie più famose opere di street art l’ho realizzata su un palazzo chiamato della SECESSIONE! Ho realizzato un fregio ispirato alla IX di Beethoven. Beethoven, per noi artisti viennesi secessionisti, non era solo un genio, era l’incarnazione del genio e la sua IX Sinfonia un racconto musicale della storia del mondo e del trionfo della vita. La mia opera corre tuttora sulle pareti di una sala al centro della quale c’era una statua di Beethoven, realizzata da Klinger. Il fatto è che a un certo punto Qualcuno ha messo me al centro di una storia e ha deciso di riconciliarmi con quella vita di cui dipingevo il trionfo, ma di cui non riuscivo a viverne a pieno il godimento. Come è successo a Arnaldo Canepa. Non sai chi è? Vabbè ma allora di cosa stiamo parlando!!! E’ camminando per le strade della propria città, mentre si è in cerca di un muro da scegliere per esprimersi, che la Vera Vita ti si può davvero far presente e prossima, non come Qualcosa che fa tutte le cose nuove, ma come Qualcuno che fa nuove tutte le cose. Come la street art che non costruisce città nuove, ma fa nuove tutte le città, coprendole di colore. E si spende e si dona a tutti. Anche a chi non la sa vedere nel caos della propria città o non la sa riconoscere nel frastuono della propria vita. Arnaldo Canepa mi ha insegnato che la fede e l’oratorio sono come la street art: investono sull’insistere. Che, come per il Buon Ladrone, non puoi mai sapere qual è il secondo che ti cambierà la vita. E se fosse l’ultimo? In questo ha detto bene chi ha detto che siamo noi il nostro tempo migliore. Per questo, caro agente, lei potrà forse vedere in me uno stupido, ma io ora sono solo uno stupito. Lei forse vede in me un pazzo, ma io mi sono semplicemente innamorato di una Signora Buona. Il mio amico Kandiskij ha scritto lo spirituale nell’arte: beh io Le voglio parlare dello Spirituale in Oratorio, di chi ha capito che se spari al sole non si spegne, che non vale la pena vivere con i pugni chiusi e i denti serrati. Piuttosto che se spargi semi al vento vedrai fiori il cielo, perché c’è gente che…ha preferito il Paradiso! No, non Tommaso!

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