Con una solenne celebrazione eucaristica nella parrocchia di Genzano dedicata alla SS. Trinità presieduta da S.E. Mons. Gianrico Ruzza, si è conclusa domenica scorsa la nuova edizione di Villaggio Oratorio, l’esperienza residenziale di formazione per adolescenti e giovani ideata e realizzata dal COR per gli animatori delle parrocchie romane. In un clima di profonda preghiera e di grande festa i partecipanti a VO2026 e le loro famiglie insieme agli educatori dell’equipe hanno accolto il Vescovo Ruzza, titolare delle diocesi di Civitavecchia-Tarquinia e di Porto-Santa Rufina insieme ai sacerdoti presenti a Genzano per l’intera settimana e all’assistente ecclesiastico dell’associazione don Andrea Cavallini.
“L’oratorio rappresenta una sentinella! È una proposta positiva della vita, una lettura positiva dell’esistenza” ha sottolineato mons. Ruzza nella sua omelia. “È stata citata la figura di Arnaldo Canepa, fondatore del COR, a cui tutti i romani sono legati. Qualche tempo fa fu don Bosco a ripensare l’oratorio, a renderlo attuale secondo le intuizioni di San Filippo Neri. Nel nostro tempo ci ha pensato un laico, dopo l’attenzione di un santo sacerdote: forse è proprio il momento che la Chiesa riconosca questa laicità che viene dall’oratorio, pur essendo un’esperienza che proviene dalla comunità cristiana, parla in maniera speciale alla gente, non semplicemente dal punto di vista del clero. L’oratorio è una sentinella perché è un modo non solo per togliere i ragazzi dalle esperienze negative ma per aiutare i ragazzi a vivere bene, con gioia, nell’amicizia. L’oratorio rappresenta una sentinella perché ciascuno, come cita il Vangelo, si assume la responsabilità di aiutare gli altri a essere felice e a vivere bene”.
Nel suo saluto iniziale, il presidente del COR, Stefano Pichierri, ringraziando il parroco di Genzano, don Pietro Massari, e la comunità parrocchiale per l’accoglienza affettuosa ai ragazzi di Villaggio Oratorio, ha sottolineato come si percepisca la forte comunione all’interno di questa esperienza ecclesiale. “In questi giorni che sono venuto a trovarvi ho sentito la comunione che vi lega, si percepisce la rete fra tanti ragazzi diversi che provengono da parrocchie diverse e che hanno trovato nell’amicizia in Cristo e nei fratelli, a cominciare dagli educatori, un punto di riferimento. Questo rappresenta il tesoro più grande che vi potete portare a casa, un tesoro che salva. Il nostro fondatore Arnaldo Canepa si muoveva a compassione dei ragazzi e dei bambini che vedeva privi dei mezzi essenziali, che rischiavano la loro vita perché senza la fede, senza la comunità, quei ragazzi si sarebbero persi. Questa è la stessa sensazione che proviamo noi: penso a coloro che non si sono salvati dopo tanti anni in oratorio. Ma guardando voi vedo la speranza che vi chiedo di tenere stretta perché il male c’è, come ci ricorda la Scrittura, ma la comunità ci salva”.






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