Il tema del mare ha caratterizzato il ritiro di inizio anno degli Oratori del Torrino, una dicitura nata per indicare le 3 parrocchie – Santa Maria Mater Ecclesiae, San Giovanni Battista della Salle e San Giovanni XXIII – che, pur appartenendo a prefetture diverse (XXIV le prime due, XXVIII l’altra), condividono le caratteristiche sociali di un territorio, il Torrino appunto, nelle sue varie declinazioni (Sud, Nord e Mezzocammino). Esperienza alla sua prima volta, sulla spinta del percorso formativo vissuto insieme lo scorso anno grazie al finanziamento del COR, e in apertura del nuovo anno, anch’esso sostenuto dal bando associativo.
Il mare dicevamo, scelto perché sfondo della bella struttura della diocesi di Tarquinia che ci ha ospitati, ma soprattutto perché cornice del brano di Luca (5,1-11) che ha accompagnato la riscoperta della nostra vocazione di “pescatori di uomini” – o forse dovremmo dire di ragazzi – grazie a quell’incontro col Signore, che cambia il nostro sguardo sulla realtà e orienta tutte le nostre azioni di conseguenza.
Se il mare nel linguaggio biblico rappresenta il mondo, che può togliere il respiro all’uomo oppure dargli l’ebbrezza della navigazione quotidiana, proprio salire col Maestro sulla barca, che è la Chiesa, è il discrimine per vivere nel mare del mondo senza affogare. Da qui la consapevolezza di dover costruire insieme, tra di noi e con Lui, le nostre “barche” di comunità.
La prima giornata dai responsabili è stata pensata per i 35 partecipanti come una “full immersion” d’oratorio nelle sue varie esperienze educative: il gioco (sulla spiaggia), l’attività pratica di costruzione della propria “barca-oratorio”, la rilettura nei piccoli gruppi alla luce della Parola, la celebrazione rituale di quanto vissuto. Un modo per riscoprire il dono che abbiamo ricevuto nell’oratorio e anche la cura che dobbiamo nel preparare i momenti in cui incontriamo i bambini. Il secondo giorno ha visto l’approfondimento formativo, grazie all’accompagnamento di Fabrizio Carletti, del Centro Studi Missione Emmaus, che ha posto al centro l’osservazione del nostro modo di essere comunità, grazie a dinamiche di apprendimento esperienziale.
A conclusione la celebrazione eucaristica i cui è esploso il ringraziamento per questa due-giorni, ma anche il desiderio di camminare, ancora e di più, insieme. Con la certezza che vedere fiorire i nostri oratori necessita anzitutto di coltivare il sogno della missione, per mai dimenticare cosa ci spinge ancora oggi, con rinnovata fiducia, a “prendere il largo”. “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”. (Antoine de Saint-Exupéry)