#Territori: la sfida della prefettura XXVI, “rammendare la rete”

Gli oratori della prefettura XXVI, tutti posizionati nella zona di Ostia, hanno messo mano a un progetto che consentisse loro di ‘rammendare’ la rete di contatti e relazioni che erano stati messi alla prova negli ultimi anni.

Dopo qualche anno di cammino in comune, a cominciare proprio da quelli complessi del Covid, gli oratori della prefettura XXVI, tutti posizionati nella zona di Ostia, hanno messo mano a un progetto che consentisse loro di ‘rammendare’ la rete di contatti e relazioni che erano stati messi alla prova negli ultimi anni, mostrando qualche fatica nel cammino. Il progetto formativo e comunitario, finanziato dal Bando Oratorio 2025 del COR, ha visto fra i destinatari in prima battuta i responsabili degli oratori coinvolti (Daniele Dottor di S. Maria Regina Pacis, Sant’Aurea, San Nicola di Bari e Nostra Signora di Bonaria) per poi allargare lo sguardo e l’attenzione verso gli animatori più giovani. 

“La rete ogni tanto va rammendata”, ci raccontano Valeria e Marco, catechisti delle cresime nella parrocchia di S. Anna a Passoscuro insieme a Loredana, responsabile dell’oratorio di Nostra Signora di Bonaria ad Ostia, tutti membri dello staff territoriale che opera ad Ostia. “C’è un momento in cui una comunità deve fermarsi. Non per perdere tempo… ma per ritrovarsi. Attorno a un tavolo, tra fogli e idee ancora confuse, riscopriamo chi siamo: una rete. Non perfetta. Ma viva. Una rete che non si costruisce da soli. Perché i ragazzi vivono in tanti mondi… e hanno bisogno di qualcuno che li colleghi. E così smettiamo di parlarne… e iniziamo a farla. Quando sogniamo insieme, quando condividiamo, quando qualcuno dice: “Non facciamolo da soli.” La rete nasce lì. Quando si passa dall’“io” al “noi”. Non è facile. Ma è vero. E allora cambia tutto: la fatica si divide, la responsabilità si condivide, la comunità prende forma. Perché i ragazzi non seguono i progetti. Seguono le persone. Seguono chi ci crede davvero. E in fondo è questo: fare rete non è organizzare meglio. È scegliere di esserci insieme. Perché da soli si va più veloci… ma insieme si va più lontano”.

Il percorso della prefettura XXVI ha previsto un incontro per i responsabili dedicato al tema ‘Una catechesi narrativa e kerigmatica” per approfondire la centralità del kerigma di Gesù vivo e sul come non basti a volte modernizzare la catechesi, non sia sufficiente cambiare metodo ma serve raccontare, testimoniare e annunciare Gesù vivo. Un secondo incontro è stato invece indirizzato agli animatori più giovani sul tema ‘Il pezzo che manca sei tu!’ sottolineando come per crescere un bambino sia necessario tutto un villaggio e nessuno può ritenersi meno importante nella composizione del puzzle.

“Abbiamo scoperto che oggi la catechesi non può limitarsi a cambiare strumenti o linguaggi”, prosegue lo staff nel racconto dell’esperienza fatta insieme in questi mesi. “Il mondo dei ragazzi è cambiato, e con esso il modo di vivere, pensare e cercare senso. Siamo chiamati a riscoprire una catechesi capace di tenere insieme due fedeltà: a Dio, custodendo il Vangelo, e all’uomo, ascoltando davvero la vita dei ragazzi. È qui che nasce una catechesi narrativa e kerygmatica. Narrativa, perché parte dal racconto: dalla vita, dalle storie, dall’esperienza. Non si limita a spiegare, ma fa incontrare ciò che si vive. Come Gesù, che parlava attraverso parabole e immagini. Kerygmatica, perché rimette al centro l’essenziale: l’annuncio di Gesù vivo. Non un’idea o una regola, ma una Persona che ama e cammina con noi. I linguaggi allora non sono solo strumenti, ma strade per far incontrare il Vangelo con la vita. Così la catechesi non è più un percorso rigido, ma una rete viva di cammini diversi, che partono tutti dallo stesso centro: il Kerygma”.

I responsabili della rete “Oratori di Ostia” hanno acquisito nel corso del percorso fatto insieme anche una maggiore consapevolezza che c’è qualcosa che spesso i ragazzi non sentono davvero: di essere necessari. Non importanti “in generale”, ma necessari… qui e ora. “Come un pezzo di puzzle”, conclude riconoscente lo staff “Non tutti uguali. Non tutti al centro. Ma tutti indispensabili. E allora nasce l’idea: non farli stare a guardare…ma metterli dentro. Dentro un progetto vero. Dove ognuno ha un ruolo. Dove ognuno può dire la sua. Dove ognuno deve fare un passo fuori dalla propria comfort zone. All’inizio c’è incertezza. Un po’ di paura. Qualcuno resta indietro, qualcuno si espone. Poi succede qualcosa. Pezzi iniziano a incastrarsi. Le idee si collegano. Le persone si riconoscono. E quello che prima erano singoli ragazzi… diventa un “noi”. Non più spettatori. Ma parte di qualcosa che esiste grazie a loro. Perché alla fine è semplice: il pezzo che manca… sei tu”.