#Territori: formazione nella prefettura XX per saper guardare oltre i confini

Un progetto di rete non si costruisce da un giorno all’altro ma lavorando sapientemente in sinergia sul territorio e sapendo usare uno sguardo nuovo che vada oltre i confini della propria comunità e delle necessità legate a coloro che la vivono.

Un progetto di rete non si costruisce da un giorno all’altro ma lavorando sapientemente in sinergia sul territorio e sapendo usare uno sguardo nuovo che vada oltre i confini della propria comunità e delle necessità legate a coloro che la vivono. L’esperienza degli oratori nella prefettura XX della Diocesi di Roma racconta proprio questo dalla viva voce di Benedetta, responsabile dell’oratorio di San Giuseppe Moscati, e membro attivo dello staff territoriale che opera fra gli oratori di questa zona. 

“L’Animazione è una cosa seria, ma lo sono anche e soprattutto i momenti di incontro e condivisione”, sottolinea con forza Benedetta raccontando il percorso vissuto negli ultimi anni con gli oratori di S. Giuseppe Moscati, Assunzione di Maria e San Giuseppe Cafasso. “La nostra partecipazione al Bando Oratori 2025 avviato dal COR e finanziato coi fondi dell’8X1000 della CEI, si inserisce, per gli animatori e responsabili, in un progetto di rete già avviato da qualche tempo, ma che ci ha dato la possibilità di guardare oltre i confini della nostra “piccola” Prefettura ed unirci anche a due parrocchie della prefettura XIV: S. Leone I e S. Marcellino e Pietro. Nella scrittura del progetto iniziale, noi responsabili dei diversi oratori ci siamo soffermati sui bisogni delle ragazze e dei ragazzi che operano negli oratori, sulle loro richieste più esplicite e su quelle mancanze che invece abbiamo recepito osservando il loro agire oratoriano.  Per rispondere in linea ai bisogni reali di tutti abbiamo proposto due tipologie di incontri”.

“Per il primo ci siamo rivolti a Ciccio Pasticcio, al secolo Andrea Ballabio, animatore professionale d’esperienza. L’obiettivo era quello di riaccendere la gioia dell’animazione, scoprire il valore educativo del gioco visto anche come momento di inclusione e partecipazione, di incontro e accompagnamento, e capire che siamo proprio noi a doverci sentire liberi prima di proporre un qualsiasi gioco o attività alle bambine e bambini che incontriamo.  Nella convinzione che quando siamo insieme tutto diventa più bello, abbiamo visto i frutti delle nostre riflessioni, soprattutto guardando quelle ragazze e quei ragazzi che sembravano sempre avere un “freno tirato” all’inizio delle attività, riuscire finalmente a lasciarsi andare e vivere questa esperienza arricchente”. 

“Con gli altri due incontri invece, guidati dall’Associazione Pepita Onlus, abbiamo voluto mettere a fuoco la figura dell’animatore. L’idea era quella di riflettere più approfonditamente sulla vocazione, sull’integrazione Fede-Vita e sul ruolo dell’animatore nelle nostre Comunità. È stata presentata ai ragazzi e alle ragazze l’opportunità di guardarsi dentro e divertirsi in un ambiente sicuro in cui sentirsi amati per come sono, passando il tempo insieme a qualcuno che condividesse il loro stesso sogno.  Questo è stato forse uno dei momenti di confronto più arricchente anche per noi responsabili, che ci ha portato a fermarci e a riflettere sul nostro percorso, sulle “Terre che abitiamo”, soprattutto per capire che non siamo da soli a vivere le difficoltà nelle nostre comunità, ma che possiamo superarle e diventare davvero cercatori di comunione e fraternità affidandoci sempre di più alla Rete che stiamo creando e aprendoci a nuove esperienze da progettare e vivere insieme”.