#StorieDiOratorio: Oratorio, Fede e Vita, possibili far conciliare la triade?

#StorieDiOratorio: Oratorio, Fede e Vita, possibili far conciliare la triade?

All’inizio di settembre a Genzano, come giovani (target 19-25 anni) abbiamo vissuto in prima persona l’esperienza di Villaggio Oratorio, un momento di formazione per tutti gli animatori degli oratori di Roma. Ci siamo cimentanti nel ruolo di giornalisti intervistando alcuni testimoni che hanno conciliato vita, fede e oratorio. Abbiamo scoperto grandi e variegate esperienze di vita. Tutti loro hanno mostrato come, guidati dalla fede, sono riusciti a servire il prossimo in molti ambiti della loro vita.

Prima testimone intervistata è Veronica D’Ortenzio, 36 anni, storica dell’arte ed educatrice professionale d’oratorio, con la sua incredibile esperienza creativa. Inizialmente Veronica ci ha raccontato di una periferia in cui ha collaborato: “Ho avuto la possibilità di lavorare in un oratorio in periferia, con bambini che avevano delle difficoltà, ma passione e dedizione hanno fatto in modo che non mi tirassi mai indietro”. Proseguendo abbiamo scoperto che la sua passione per l’arte si è unita con il mondo dell’oratorio portando alla creazione di ArtOratorio, un progetto che porta le opere d’arte nella catechesi, dando spazio alle sue più grandi passioni.

Altro protagonista, Generoso Simeone, 42 anni, diacono permanente, laureato in Economia e Commercio e anche Scienze Religiose, sposato e padre di tre figli. Anche lui, come Veronica ci ha raccontato la sua esperienza di fede a Sant’Aurea ad Ostia, nonché del suo essere cristiano nella vita di tutti i giorni. Parlandoci della sua esperienza parrocchiale, ha accennato al progetto “CambiaOstia”, una rete fra i vari oratori e le altre realtà della zona. Obiettivo del progetto è aiutarsi fra animatori, sostenendosi reciprocamente con percorsi di formazione ed eventi insieme. Ciò che colpisce della vita di Generoso è il suo vivere la fede in più contesti facendosi esempio e testimonianza per la famiglia e per gli altri. Secondo lui la fede quando viene testimoniata come scelta di vita vissuta raggiunge più delle parole.

Abbiamo intervistato nella nostra inchiesta anche Simone Romagnoli, 26 anni, Coordinatore Nazionale dei giovani delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani). Ci ha riportato un grande esempio: partendo dalla sua passione per il rugby, ha condiviso che in questo sport, come nella vita, è essenziale guardare chi viene dopo e sostenerlo. “Nel rugby per andare avanti, verso la meta, bisogna passare la palla soltanto indietro”, un messaggio concreto di come bisogna avere uno sguardo rivolto sempre al prossimo ed in particolare a chi si trova dietro di noi.

Forte l’esperienza anche di Sergio Abbruciati, 57 anni, socio onorario del COR e professore di filosofia presso un liceo classico della capitale. Con le sue esperienze di volontariato in Africa ed in altre zone del terzo mondo ha collaborato con il mondo salesiano, riuscendo ad acquisire una competenza umana che va oltre i rapporti comuni, a partire dal suo motto “Per comprendere devi cambiare te stesso” Sergio ha reso l’animazione culturale uno strumento adatto anche a contesti pastorali.

Ultima testimone è Simona Cascioli, 47 anni, dirigente biologa presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, mamma, catechista (socia del COR da quando ha 18 anni) con una profonda passione per cucinare dolci. Ci ha raccontato l’oratorio nella sua vita con esempi culinari: il ciambellone perché lievita, la cheesecake per il contrasto di sapori e il tiramisù per gli animatori. Secondo lei, infatti, il caffè che c’è all’interno rappresenta il tempo che gli animatori dedicano, stancandosi, ai loro bambini. Questo tempo ritorna nel suo raccontarci l’Africa: “Durante la mia esperienza in Africa ho

imparato a stare nel tempo presente e ho scoperto come loro vivono la fede: si abbandonano completamente a Dio; quindi, anche noi dobbiamo fare altrettanto per viverlo fino in fondo.”

Tutti i testimoni che abbiamo ascoltato non hanno esitato ad intraprendere ruoli sfidanti. Le difficoltà incontrate sono state superate adattandosi alle diverse situazioni e realtà, anche quelle più complesse. Hanno mostrato tutti una grande integrità: la fede è parte di loro stessi e della loro vita. Non fanno fatica a interfacciarsi con il mondo di oggi, con colleghi e amici non credenti. Parlano dell’oratorio come “stile di vita”, non fanno i catechisti, ma sono catechisti.

Arianna, Camilla, Davide, Francesco, Lorenzo, Luca, Matteo, Sara.

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