L’oratorio ci porta ‘più in là’ (saluto del Presidente del COR David Lo Bascio)

L’oratorio ci porta ‘più in là’ (saluto del Presidente del COR David Lo Bascio)
Oggi l’oratorio vive una nuova primavera: dal Laboratorio dei Talenti - la nota pastorale sul valore e la missione degli oratori emanata dalla CEI nel 2013 - a oggi, tutta Italia ha visto fiorire un crescente interesse verso la pastorale dei più piccoli, riconoscendone il valore intrinseco e non in quanto funzionale ad altre finalità (attrarre i giovani, incontrare le famiglie, preparare ai sacramenti). Così sono nati o rinati in tutte le regioni quei meravigliosi spazi di relazione che sono i nostri cortili.

Il recente H3O - happening degli oratori a Molfetta ha mostrato come questa nostra proposta, vecchia ormai 500 anni, conservi intatta tutta la sua vitalità, la sua capacità di incidere positivamente nella vita dei ragazzi, tracciando un solco di vita buona dentro cui cammineranno per il resto dei loro giorni. Di tutte le immagini che porto nel cuore dell’esperienza di H3O, una ho trovato particolarmente significativa e vorrei condividere con voi questa mattina. Inserita in apertura del quaderno di lavoro, in una di quelle sezioni che nessuno va a leggere, ho scovato questa foto scattata a Polignano a Mare; chi è stato in questo gioiello della Puglia avrà di certo notato come i vicoli del centro siano impreziositi, in questa forma di arte di strada, da versi dipinti sulle pareti. Tuttavia mai mi era capitato di incappare nel verso in questione: tutte le cose portano scritto “più in là”. Chi ama Montale ricorderà che nel verso originale, tratto dalla poesia Maestrale, la parola utilizzata dall’autore è "immagini" e non "cose". Eppure questa versione non mi dispiace: talvolta gli errori sono veramente capaci di rivelare possibilità che avevamo ignorato.

E allora permettermi di usare questo verso per toccare alcune corde e ringraziarvi della vostra presenza. I bambini portano scritto “più in là”: non perché saranno gli uomini di domani, ma perché sono il bene più prezioso che abbiamo oggi. Porta scritto più in là il loro sguardo sulla realtà, la loro naturalezza nello scompaginare le nostre certezze acquisite, la curiosità con cui conoscono il mondo, lo stupore di cui sono capaci. La vita del bambino è sempre più in là rispetto alla vita dell’adulto e questo ci dice quanto ci siano necessari per trovare il bandolo delle nostre esistenze. Oggi i diritti dei bambini portano scritto più in là perché ancora necessitano di essere riconosciuti, almeno se si fa riferimento alla convenzione ONU sui diritti del fanciullo, che il prossimo 20 novembre compirà 30 anni rimanendo in larghissima parte disattesa. L’oratorio da che parte sta? A riflettere su questo ci aiuterà padre Giancarlo Pani, che ringrazio di cuore per aver accettato il nostro invito.

Gli adulti leggono scritto sui bambini “più in là” e lo interpretano secondo le loro categorie: dunque più attività, più competenze da sviluppare, più tempo da impiegare. Facciamo attenzione che anche l’oratorio non corra questo rischio. I bambini portano scritto più in là perché desiderano che qualcuno con amore riconosca le attitudini che non sono capaci di esprimere, il valore che non hanno la possibilità di manifestare, le condizioni per crescere liberi e meno fragili. Credo che in questo percorso di consapevolezza ci accompagnerà la prof.ssa Maria Cinque, che ci onora oggi della sua presenza e della sua professionalità: grazie!

L’oratorio porta scritto più in là se si ricorda qual è il suo sogno: accogliere tutti; se esce fuori dai suoi steccati e abita “più in là” il territorio in cui vive; se non aspetta il bambino sull’uscio - perché questo non basta - ma gli va incontro “più in là” come il padre buono della parabola (cfr. La 15,11-32). Se insomma comprende la sua missione più in là degli orari stabiliti, delle attività programmate, dei linguaggi da sempre usati, dei destinatari finora considerati. L’oratorio porta scritto più in là perché quello che la chiesa di Roma oggi si propone - abitare con il cuore la città, ascoltando il suo grido - e a cui Mons. Ruzza ci richiamerà tra poco (ringrazio anche lui per l’amicizia che ci rinnova), l’oratorio lo professa da sempre e oggi deve confermarsi all’altezza della sua chiamata.

Cari sacerdoti, cari catechisti, anche noi portiamo tutti scritto “più in là”, perché c’è bisogno di spingere più in là il nostro servizio, la nostra passione, il nostro impegno nel costruire alleanze educative, abbandonando ogni residuo di autoreferenzialità. Certo così facendo porteremo più in là anche la nostra fatica e magari le nostre delusioni; ma queste riveleranno quei cieli nuovi e terre nuove (cfr. Ap 21,1) che annunciamo ai ragazzi. È il Signore Gesù che ci invita più in là: a conoscere e amare Lui nei bambini e a costruire “più in qua”, per loro e per tutti, il suo Regno di giustizia e di verità.

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