La solenne celebrazione per l’inizio dell’anno pastorale del COR si è svolta quest’anno presso la sede sociale di via Monte Polacco nella rettoria di SS. Gioacchino e Anna presieduta dal nuovo Vicario del Papa per la diocesi di Roma, S.E. mons. Baldo Reina, accolto dall’assistente ecclesiastico dell’associazione, don Simone Carosi, dal Presidente Stefano Pichierri e dall’intera Giunta esecutiva oltre che da numerosi catechisti e soci del COR. Nella tradizionale occasione tre nuovi soci, Loredana, Alessio e Giacomo, hanno per la prima volta pronunciato la promessa di servizio alla Chiesa di Roma secondo il carisma dell’associazione fondata dal Venerabile Arnaldo Canepa, insieme al rinnovo dei soci per il nuovo anno pastorale. La comunità del COR ha anche accolto 7 nuovi candidati soci che vivranno a partire dalle prossime settimane un percorso di discernimento personale. Il Vicario nell’omelia, dopo aver ricordato l’esempio di Canepa per la Chiesa romana, ha commentato le letture del giorno chiedendo a tutti i catechisti presenti di confermare il loro impegno educativo a favore dei più piccoli. Di seguito l’omelia di mons. Reina
“Le scritture di oggi mi hanno colpito per la loro attinenza con quanto andiamo a celebrare oggi. Ci viene chiesto nuovamente di formarci e di formare. Per quello che conosco del COR so che si tratta non soltanto di una realtà che favorisce l’aggregazione con momenti ricreativi, ma credo che l’intenzione del fondatore fosse molto più alta: offrire un luogo dove non solo è bello stare insieme ma un’occasione di formazione. Il modo di ragionare che ci presenta il Vangelo di oggi ci ricorda moltissimo qualcuno dei nostri ragazzi, degli adulti che incrociamo. Mi sono messo nei panni dei tanti che nelle parrocchie, negli oratori, nei vari luoghi di aggregazione condividono questa mentalità comune: ‘Mangia, bevi, dormi, divertiti, goditi le vacanze, non pensare a nulla. C’è soltanto il tempo che vivi. Goditelo appieno! Divertiti in tutti i modi possibili ed impossibili, leciti e meno leciti’. Gesù riprende la questione rispondendo che ‘l’uomo non vale ciò che possiede’ sottolineando come la nostra vita non dipende da quello che abbiamo. Siamo tutti chiamati ad un impegno educativo e formativo: dobbiamo provare ad educare i nostri ragazzi e le persone che incontriamo nel nostro servizio alla certezza che la nostra vita è molto di più delle cose che possediamo, del divertimento. C’è una dimensione del trascendente che rende pienamente ‘viva’ la nostra vita, la rende piena così come spiega anche san Paolo nella lettera agli Efesini sottolineando il grande intreccio fra libertà e grazia. ‘Siamo infatti opera sua’ sottolinea San Paolo,’ creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo’. Noi siamo opera di Dio: quanto sarebbe bello che i nostri ragazzi comprendessero questa realtà. In quanto capolavori non possiamo sprecare corpo, tempo, intelligenza, passione. Torna qui la sfida educativa che vi consegno, in questa nuova veste che mi è stata affidata come Vicario, chiedendovi di insistere su questo: non limitatevi ad organizzare. Spesso mi confronto con i sacerdoti che, soprattutto quando arriva il periodo estivo, testimoniano un gran movimento, una grandissima fatica. Mi capita di incontrare parroci e viceparroci a fine luglio che la accusano pesantemente. Le attività sono cose buone, non voglio essere frainteso, però chiediamoci quale sia il messaggio educativo che riusciamo a veicolare in queste occasioni, quale seme riusciamo davvero a gettare nel cuore di questi ragazzi. Qui è la sfida per catechisti, futuri catechisti, soci e futuri soci: fare in modo che ciò che Dio ha preparato dall’eternità per ciascuno dei suoi figli diventi la strada possibile perché in quel percorso tutti possiamo camminare. Non esistono ragazzi o giovani sbagliati, esistono degli errori che si possono commettere, ma esiste soprattutto la volontà e l’impegno di una Chiesa che al proprio interno è arricchita dalla presenza del COR, perché questa opera educativa che Dio ci chiede di portare avanti sia puntualmente veicolata. Mi sento di affidarvi, a nome della Parola di Dio che abbiamo oggi ascoltato, la necessità di accendere la scintilla di qualcosa di più grande. I nostri ragazzi fanno fatica a parlare di vita eterna, di paradiso, di grazia. Troviamo il modo per comunicare qualcosa di più grande, di più bello, di più importante. Insieme a questo dobbiamo fare in modo che quella libertà che hanno ricevuto da Dio sia valorizzata, rappresenti lo strumento verso cui miriamo su quella strada che ci è indicata per raggiungere quel di più. Ci aspetta un anno intenso, un anno straordinariamente ricco, quello del Giubileo. Avete scelto il tema del vaso di creta, con quel tesoro contenuto nei vasi di creta, preziosi ma fragili per la loro natura, impreziositi dal dono che c’è all’interno. Un anno straordinariamente ricco in cui saremo in contatto con milioni di pellegrini che arriveranno da ogni parte del mondo. In tutto questo però non perdiamo di vista l’obiettivo: fare in modo che ogni persona, ogni giovane, attraverso il nostro umile servizio possa incontrare Dio, ricco di misericordia come lo descrive San Paolo. Facciamo in modo che tutti i ragazzi e i giovani che incontreremo si tuffino in questa Parola per scoprire questa bellezza e che possano sperimentare un Dio nella sua infinita misericordia. Noi tutti ci mettiamo all’opera con coraggio con il cuore (che ricorda anche la sigla della vostra associazione) mettendoci impegno, sapendo osare, sapendo rischiare, ripartire, ricominciare. Tutte le nostre dinamiche sono sempre perfettibili, possiamo anche sbagliare fra di noi. Fatevi forza, incoraggiatevi, sostenetevi, se necessario correggetevi, camminate insieme. La testimonianza dell’essere un cuor solo ed un’anima sola rappresenta la testimonianza più efficace: possiamo organizzare le cose più belle, ma se fra noi siamo divisi non arriva nulla, anzi arriva la nostra divisione. Tutto quello che abbiamo preparato è vanificato dalla nostra divisione. Fate in modo che questo spirito di unità che si respira fra voi, e che parte certamente dall’intuizione del fondatore, possa diventare anch’esso un segno di testimonianza. Non lasciatevi mai scoraggiare da nulla perché lì dove c’è lo scoraggiamento non c’è il Signore. Andate sempre avanti, con grande fatica, ma sentitevi sostenuti dalla Chiesa di questa Diocesi che vi ama. Sono molto contento che ci sia una realtà come la vostra proprio all’interno del Vicariato perché diventa un segno visibile del reciproco incontro fra il COR e la Diocesi e viceversa. Quando serve venite a bussare: mi piacerebbe, in un ideale abbraccio, riuscire a contenere tutte le realtà della Diocesi. Ogni tanto fatevi vedere, venire a raccontare quello che succede, le cose belle, quelle meno belle in modo che possiamo crescere insieme. Per il cuore di un Pastore sapere che ci sono delle persone che si impegnano per i ragazzi e i giovani è un segno di speranza di cui rendiamo grazie a Dio”.