Smetterla di fare oratorio ed iniziare ad essere oratorio pt.1

La premessa di un oratorio carismatico è nella comunità educante

cambiamento; carisma; engagement; leadership; missione; oratorio; relazioni
29 Aprile 2024
Fabrizio Lo Bascio

L’engagement delle nostre comunità educanti

Per perseguire la «porta stretta» del cambiamento del paradigma d’oratorio è necessario riconnettersi col dono carismatico. Ciò implica in qualche modo smettere di “fare” l’oratorio e iniziare ad “essere” oratorio. Smetterla di concentrarsi sui progetti, i programmi, e le iniziative; semplicemente smettere di “auto-preservarsi”. Questa connessione con l’origine carismatica ed ecclesiale è tradotta originalmente da A.L. Winseman (cfr. Growing an engaged church) con l’espressione engagement.

Engagement significa una connessione emotiva forte con la mission e le relazioni interpersonali della realtà che ci circonda.

Molto spesso si vive un significativo fraintendimento nel mondo ecclesiale ovvero si pensa che il coinvolgimento emotivo e spirituale derivi da quello pratico. Secondo le ricerche di Gallup ciò è molto spesso falso:

E' l’engagement di una persona che la porterà al commitment, cioè ad un impegno, concreto, attivo in una determinata causa.

Se ci pensiamo un secondo, la maggior parte degli educatori hanno iniziato la propria vita in oratorio per mezzo del coinvolgimento in qualche attività o progetto, nella speranza dei leaders (sacerdoti e laici) che da quel coinvolgimento sarebbe nato qualcosa di più, un’occasione propizia di annuncio, una possibilità di rilettura di senso dell’esperienza di servizio. La strategia pastorale talvolta ha avuto successo, ma nella stragrande maggioranza dei casi si è conclusa in tragedia, soprattutto se pensiamo alle motivazioni che portano un educatore ad abbandonare l’oratorio, magari anche “sbattendo la porta”.

Nella mia esperienza di educatore ho visto molti giovani - e non raramente anche adulti - “lasciar perdere” perché oberati da altri (leciti) impegni di vita. A quel punto sono automaticamente “esclusi” dalla comunità educante, da “vicini” diventano “lontani”, perché ciò che conta se sei educatore è la performance che produci e dove non puoi più “fare” non c’è posto per “essere” qualcuno in quella comunità. In una parola: burnout. Qualcuno ha trovato altre spiegazioni per la totale assenza di giovani universitari nelle nostre comunità educanti? L’ingresso nella vita adulta – ciò a cui l’oratorio dovrebbe guardare – è divenuto l’ingresso nella fase critica di relazione con gli oratori. Gli “ex vicini”, ora “lontani” o per meglio dire “gli esclusi”, vanno via talvolta “sbattendo la porta”, altre volte dopo incessanti suppliche e “compromessi” di ogni sorta - che possono solo snaturare la dimensione del “dono” a favore di quella del “contratto” - altre volte posti di fronte ad una scelta «o dentro o fuori». Altri educatori hanno semplicemente preferito andare alla porta perché il gruppo storico di amicizie si è interrotto o trasferito altrove e il “sogno” se ne va via con loro. Tutte queste persone hanno perso o forse mai percepito engagement con la mission dell’oratorio e con i suoi interpreti. Il suo carisma è stato offuscato, coperto, oscurato da tanto altro che non lo aiutava ad emergere con tutta la sua bellezza liberante e generante.

Ma la maggior parte delle riflessioni degli addetti ai lavori rimangono alle domande «perché gli educatori vanno via?» o «perché non ci sono più educatori?». La domanda che forse occorre porsi è proprio «perché io ho scelto di essere educatore?». La risposta è che hai sentito il carisma dell’oratorio, hai sperimentato la figliolanza divina in guide calde e accoglienti e soprattutto nel dono di Grazia, e hai contemplato l’Incarnazione di Cristo riproporsi nei frutti - cioè vite piene - del tuo ministero educativo. Non ci sono scorciatoie alla domande «perchè essere educatore?».

Servono comunità educanti di persone con una forte connessione col carisma, servono comunità educanti di persone con un alto livello di engagement, educatori appassionati.

Costituire una comunità educante di persone “ingaggiate” significa costituire una comunità di individui per i quali la fede è il principio organizzativo della loro vita. Gli educatori "ingaggiati" conducono una vita spirituale in ogni oratorio. Più membri ingaggiati ci sono nella tua comunità educante, più è viva. Un oratorio spiritualmente vivo, connesso col carisma, è un «buon terreno» (Mc 4,1-20) che produce frutti abbondanti. Sono membri leali e più spiritualmente coinvolti, sono più disposti a coinvolgere altre persone nelle iniziative dell’oratorio, e donano di più, sia economicamente che in termini di impegno di tempo. Probabilmente la caratteristica dei membri ingaggiati è che l’oratorio è per loro in cima ai propri pensieri: organizzano le loro vite intorno ad esso, perché è attraverso il suo carisma che la loro fede è cresciuta e si è approfondita; quello che hanno trovato sono opportunità per servire ed aiutare gli altri nelle loro comunità e hanno sviluppato le loro più significative relazioni interpersonali. Sono orgogliosi delle loro comunità educanti e non possono immaginare un mondo senza di esse.

Villaggio Oratorio 2023 19

Ecco alcuni principi che indicano il livello di engagement di un educatore. Se sei un responsabile, un leader, un educatore adulto puoi passare per un secondo in rassegna mentalmente questi 12 punti per ciascun membro della tua comunità educante e, quindi, come leader, chiederti se e come sono vissuti da ogni educatore. Si tratta di brevi frasi che possono essere condivise per nulla, parzialmente o del tutto.

  1. Come membro del mio oratorio, so cosa ci si aspetta da me
  2. Nella mia comunità educante i miei bisogni spirituali sono raggiunti
  3. Nella mia comunità educante, ho regolarmente l’opportunità di fare ciò che mi riesce meglio.
  4. Nell’ultimo mese, ho ricevuto riconoscimento o lodi da qualcuno nella mia comunità educante.
  5. I leaders spirituali nel mio oratorio sembrano attenti a me come persona.
  6. C’è qualcuno nella mia comunità educante che incoraggia il mio progresso spirituale.
  7. Come membro della mia comunità educante, le mie opinioni sembrano prese in considerazione.
  8. La missione o lo scopo del mio oratorio  mi fanno sentire che la mia partecipazione è importante
  9. Gli altri membri della mia comunità educante sono coinvolti nella crescita spirituale
  10. Oltre ai familiari, ho un migliore amico nella mia comunità educante.
  11. Negli ultimi sei mesi, qualcuno nella mia comunità educante mi ha parlato dei progressi della mia crescita spirituale.
  12. Nel mio oratorio, ho l’opportunità di imparare e crescere.

 

Strategie per accrescere l'engagement dei nostri educatori

I 12 principi formano una piramide che chiarisce una chiara gerarchia di intervento: più la base è solida più la piramide sarà resistente, più l’engagement della comunità educante verso gli educatori sarà efficace.

Cosa ricevo?

Potrà sembrare alquanto consumistica la domanda però è in realtà una dinamica umana abbastanza basilare: chiunque inizialmente è disposto a dare se sente anche di poter ricevere in cambio. Troviamo questa domanda alla base della nostra piramide.

La prima strategia sarà dunque di chiarire le aspettative sull’appartenenza alla comunità educante.

Quanti compromessi siamo disposti a concedere? Quanto vogliamo squalificare il prezioso dono carismatico con accordi simil-contratti? Non implica inflessibilità ma essere chiari con le persone, fare verità per amarle. Non si tratta di un elenco della spesa di “cosa da fare” da presentare, ma rispondere alla domanda «a cosa vuoi che assomiglino le vite dei tuoi educatori?». Se non sappiamo rispondere a questa domanda, se non abbiamo un sogno, una finalità d’oratorio da presentare (di cui parleremo successivamente!) allora significa che le prime aspettative da chiarire come leader sono le nostre. Chiarire le aspettative aiuta a far emergere il carisma delle nostre comunità educanti rispetto alle prime impressioni delle persone.  La seconda strategia come leader è

prendersi cura dei bisogni spirituali dei propri educatori

I membri di una comunità educante non sono devoti alla causa semplicemente perchè impatta positivamente sui bambini e ragazzi e sulla realtà intorno a loro; chiaramente un oratorio che non impatti sulla vita delle persone ha poco senso, ma per ciascun educatore non è questa la ragione primaria della sua esistenza. Il carisma è per il “bene comune” ma come “via privilegiata di salvezza”: le persone che sono toccate dal dono spirituale sentono questa ragione da curare, da formare, da nutrire. La sete spirituale che viene dal sentirsi profondamente educatori nell’esperienza ecclesiale dell’oratorio è il bisogno da colmare. E senza cura spirituale del carisma dei nostri educatori difficilmente l’oratorio avrà vita lunga. Se non conosciamo quali aspetti vitali dei tuoi educatori soddisfano i loro bisogni spirituali bisogna semplicemente chiederglielo

Cosa do?

Curare il bisogno innato di donare sé stessi è importante per favorire una connessione emotiva e spirituale col carisma dell’oratorio. Ciò significa in primo luogo

mettere al centro ciascun educatore con le sue qualità e doni specifici

Si potrà dire che questo è il “sale” dell’oratorio, che non a caso i nostri vescovi definiscono Il laboratorio dei talenti, ma anche in questo caso, la nostra considerazione come leader verso i nostri educatori è talvolta superficiale: il talento non si esprime in ciò che so o che so fare, ma più propriamente è ciò che sono. Si approfondirà poi successivamente, ma per ora basta sottolineare che per curare la relazione degli educatori col carisma spirituale, è necessario aiutarli a comprendere come loro, con le loro qualità innate, uniche e personali, potranno configurarsi ad esso. E la strategia migliore per iniziare questo processo è quella di

valorizzare i nostri educatori, riconoscere i loro sforzi e ogni tanto lodarli!

Siamo tutti cresciuti un po’ con la deriva volontaristica per la quale si può infinitamente donare senza ricevere nulla in cambio. Ma questa completa gratuità da acquisire è un dono dello Spirito e perciò, nel percorso di crescita di ciascuno, talvolta è utile mostrare ai nostri educatori un po’ di gratitudine per la persona unica e il ministero prezioso che svolgono per la nostra comunità. Creare una cultura dell’apprezzamento è un ottimo modo per far stare bene le persone e aiutarle a connettersi con il bene profondo che deriva dallo Spirito. Rimanendo attenti a non cadere nella captatio benevolentiae, le persone se ne accorgeranno! Individuiamo un modo adeguato a ciascuno per manifestargli gratitudine e stima! La cultura dell’apprezzamento è ancora più sentita se

il leader della comunità ha a cuore i suoi educatori

Essere sinceri, dire alle persone che le stimiamo, conoscere bene ciascun educatore, essere coerenti nel prendersi cura, sono tutti fattori che aiuteranno le nostre comunità educanti a crescere nell’engagement perchè gli educatori  sanno di essere valutati e purtroppo/per fortuna se lo aspettano. E, infine, incoraggiamo i progressi spirituali dei nostri educatori perchè

persone incoraggiate saranno più portate a farlo

e questo migliora le relazioni nella tua comunità educante e verso i bambini e ragazzi dell’oratorio.

Appartengo a qualcosa?

Sentirsi parte di qualcosa aiuta a percepire, a toccare con mano l’esperienza carismatica. Una strategia efficace è quella di

prendere in considerazioni per decisioni importanti i suggerimenti e i consigli di tutti gli educatori

Non significa dover necessariamente concordare ma un leader saggio chiede sempre alla comunità educante cosa ha da dire. Una seconda strategia è quella della costruzione di una dichiarazione di missione, una finalità, che sappia accendere le persone, farle sentire parte di qualcosa di più grande. Non si tratta di una dichiarazione formale di intenti ma qualcosa di accattivante che sappia motivare e dire l’essenza del nostro oratorio.

La finalità è fondamentale per qualsiasi processo partecipativo

Un'ulteriore attenzione da favorire è una giusta preoccupazione per la crescita spirituale degli altri: se ciascun membro della comunità educante percepisce che anche gli altri sentono engagement con il carisma, il senso di appartenenza alla comunità sarà forte;

preoccuparsi se anche gli altri intorno a me vivono questa crescita

favorisce il diffondersi di una mentalità cooperativa positiva. E infine, offriamo o lasciamo emergere anche opportunità per le persone di stare bene insieme soltanto, senza altri impegni!

Aiutiamo la costruzione di relazioni d’amicizia positive

che migliorano il feeling verso la comunità educante. Non c’è da temere la deriva autoreferenziale: se ci siamo premurati di curare aspettative, bisogni, cultura organizzativa e crescita spirituale gli educatori sapranno vivere relazioni positive sfuggendo alla tentazione del “clan”.

Come crescere?

Le nostre comunità educanti sono soggetti di moltissima formazione: appuntamenti e occasioni formative sono all’ordine del giorno nel mondo degli oratori. Ciò non significa che i membri delle nostre comunità educante siano realmente in crescita.

Il problema è che i leader non stanno sfidando i loro educatori a crescere

né li stanno aiutando a trovare il miglior modo di farlo, ma piuttosto stanno sperando che i loro membri sentiranno da soli di essere spronati a crescere. Il problema è che molti non lo saranno. Tutti gli educatori hanno bisogno di feedback per conoscere come progredire spiritualmente. E’ nostra responsabilità, come leaders, garantire che questo stia succedendo per ciascun educatore nel nostro oratorio.

E infine - solo alla fine - offrire le adeguate opportunità di crescita.

Normalmente saremmo partiti da quest'ultimo punto nell'affrontare le criticità di una comunità educante: la formazione. Verissimo, la formazione è molto importante specie per affrontare le criticità e le complessità d'oggi. Ma nella costruzione di una comunità educante pienamente "ingaggiata" la formazione è piuttosto il termine di un processo che la premessa. Vi sono una serie di step precedenti, come si è visto, che metteranno anche le basi per una comunità desiderosa e capace di formarsi.

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