L'esperienza di #CambiaOstia

15 Febbraio 2024
cambiamento; oratorio; pandemia; rete; sinodo

Generoso Simeone

Fabrizio Lo Bascio

Dialogo Gen Fab

foto fabrizioCiao, Generoso. In questi anni abbiamo sperimentato, tra gli oratori di Ostia, un processo di rinnovamento profondo. Puoi raccontarci come è partito tutto?

GenerosoVivo l’Oratorio e, in particolare, l’Oratorio della mia parrocchia, Sant’Aurea a Ostia Antica, da quasi 25 anni e ho avuto modo di attraversare tanti avvenimenti, situazioni e cambiamenti sociali, territoriali, pastorali ai quali ogni volta si è cercato di rispondere in base a quelle che erano le capacità e sensibilità del momento. Le energie e le idee scaturite dallo spirito di iniziativa dei singoli o dei gruppi, avevano però l’obiettivo di rispondere alle criticità cercando di mantenere lo status quo o, quantomeno, apportando dei cambiamenti che potessero essere “controllabili” e valutabili facilmente.

foto fabrizioMa ad un certo punto qualcosa è cambiato, giusto? Come è accaduto? Questi cambiamenti erano ancora controllabili?

GenerosoVia via mi resi conto di come la situazione ci stesse sfuggendo di mano: c’era qualcosa nelle modalità di approccio ai bambini e, più in generale, alla comunità parrocchiale, che non faceva più presa e comprendevo quindi che una strategia pastorale ordinaria non sarebbe più stata efficace. Questa consapevolezza però non ha portato ad un nuovo atteggiamento, anzi ho constatato un tentativo estremo di mantenere le “buone” abitudini, come se perdere queste ultime avrebbe portato ad una perdita di identità, da difendere a tutti i costi. Poi è sopraggiunto il Covid e le nostre difficoltà e inadeguatezze si sono palesate in modo ancor più evidente e la loro risoluzione è divenuta non più rimandabile. 

foto fabrizioMi ricordo ancora quando sopraggiunse il Covid. Per il Centro Oratori Romani (COR) fu una vera e propria Apocalisse, gettò scompiglio ma rivelava qualcosa dentro di noi e sul nostro operato: il Signore era lì a parlarci. Nell’Ottobre del 2020 insieme ad alcuni, in seno al COR, iniziamo un progetto sperimentale. Il nome che si era voluto dare era #Cambial’aria…

GenerosoIn quel momento, durante la Pandemia, mi sono chiesto cosa avremmo potuto fare, consapevole che le risposte non potevano più essere ordinarie. Feci quindi la cosa che mi sembrava più giusta: chiedere aiuto a chi come me svolgeva lo stesso servizio. Fu così che mi venne in mente di condividere questa idea con il COR - in particolare con te, Fabrizio, essendoci già incrociati qualche tempo prima - quel soggetto esterno che avrebbe potuto ancor di più facilitare il dialogo e la focalizzazione sui temi più importanti e urgenti. Mai idea si rivelò più fruttuosa, visto il cammino anche personale che da lì si intrecciò con il COR.

foto fabrizioSì ricordo molto bene. Ad Aprile 2021, nel Centro Oratori Romani, mentre continuavano le sperimentazioni con il processo di #cambialaria prese vita un nuovo processo denominato #CambiaOstia. Per chi non lo sapesse, Ostia è il quartiere - ma sarebbe meglio dire la cittadina - appartenente al comune e alla diocesi di Roma, situato sul litorale. Si tratta di una periferia molto discussa negli ultimi anni, che ha trovato cassa di risonanza per episodi di criminalità e disagio sociale. La verità è che nella dinamica realtà sociale vi sono cinque oratori parrocchiali e molte altre esperienze giovanili dalla forte creatività e dal deciso entusiasmo. Ci conoscevamo già io e te, Generoso: alcuni anni prima c’era stata qualche collaborazione e sicuramente era rimasta stima reciproca ma nessuno dei due credo immaginasse sinergie future. La vicenda pandemica aveva suscitato in me e nel Centro Oratori un certo fermento ed il processo di cambiamento pastorale menzionato, ma quelle suggestioni rimanevano soltanto al “centro”, soltanto dei “nostri”. Con Generoso ci lasciamo suggestionare a vicenda da quella ventata dello Spirito che soffiava su di noi e ricordo che mi chiesi se si poteva condividere quell’entusiasmo con gli oratori di Ostia, piegati dai mesi di inoperatività pastorale per la pandemia.

GenerosoIl primo passo concreto, dopo aver condiviso pensieri, dubbi e preoccupazioni della situazione, fu quello di contattare i parroci delle parrocchie della nostra prefettura per condividere il progetto e chiedere chi fossero i vari referenti degli oratori. Dopodiché creammo l’occasione per incontrarci tra di noi. Ricordo ancora quella prima riunione online - la pandemia non rendeva possibile ancora incontri di persona senza preoccupazioni - e ho ancora davanti ai miei occhi i volti dei direttori dei cinque Oratori coinvolti: incuriositi e forse dubbiosi, sicuramente spaventati da quelle che erano le rispettive difficoltà, ma man mano rassicurati da quello che era l’obiettivo e la prospettiva proposti, ovvero creare una rete che sapesse condividere, accompagnare e sostenere più che coordinare e far calare “dall’alto” tematiche e percorsi. 

Schermo videocall

foto fabrizioSì anche io ricordo ancora quegli incontri online - le nostre “catacombe del web” dal quale presto saremmo riemersi. Spendevamo molto tempo assieme per condividere quello che sarebbe dovuto essere il nostro “stare insieme”. Avevamo una grande consapevolezza che occorreva acquisire la corretta postura di fronte a quelle persone: non una leadership gerarchica ma una chiara funzione di accompagnamento tesa a far emergere dal confronto tra le parti una lettura di senso sulla realtà che si stava esperendo.

GenerosoSai credo che quei possibili timori derivassero da esperienze precedenti, svanite poco alla volta a causa del prevalere delle specifiche individualità e del peso dei calendari parrocchiali. Svanite queste iniziali ritrosie, si è creato il terreno per condividere le rispettive difficoltà, per testimoniare quanto l’Oratorio fosse stato e fosse ancora centrale nella vita personale di ciascuno di noi, al punto da considerarlo come una vera e propria Chiamata e Missione. Essere rete e sentirci Chiamati dal Signore, riconoscendo la nostra come una vera e propria Vocazione al servizio dei bambini: questi due temi forti hanno accompagnato il primo anno di vita della rete, sostenuti dal crescente entusiasmo derivante dai positivi esiti nei direttori, negli animatori e nelle attività con i bambini.

Quali sono i nostri limiti

foto fabrizioHai proprio ragione! Con i responsabili d’oratorio di Ostia potei risperimentare quanto appreso nel percorso di #cambialaria: rigenerarsi sul carisma d’oratorio con momenti spirituali dedicati, un clima sereno e cordiale di confronto, una “cultura dell’apprezzamento”, una finalità condivisa, piccole e semplici prime azioni sperimentali, una dinamica di discernimento per comprendere. In particolare riacquisire questo “stile” di discernimento risultò necessario perchè non negava la realtà difficile che stavano vivendo, ma innescava quei processi generativi e di apprendimento che lo Spirito può suscitare: iniziammo ad imparare l’uno dall’altro, a ricomprendere le fragilità in una prospettiva antifragile, riscoprimmo lentamente il carisma comune che ci accendeva.  Ma menzionavi esiti positivi o sbaglio?

GenerosoLa prima “Giornata dell’animatore”, tenutasi a giugno 2021 nella parrocchia di S.M. Regina Pacis, raccolse decine di animatori di tutti gli Oratori e fu un successo non secondo i vecchi parametri (i grandi numeri) ma in base a quello che noi sognavamo: dare speranza a tutti i ragazzi che il cammino che stavano percorrendo era pieno di gioia e che in questo cammino non erano soli. Se mai si fossero trovati in difficoltà avrebbero avuto qualcuno anche fuori dai propri confini parrocchiali che avrebbe saputo confortarli e aiutarli perché c’era una relazione e una conoscenza reciproca alla base. Piano piano questa speranza si è trasformata in consapevolezza e, forse, addirittura in esigenza. L’anno 2022 ha portato con sé il ritorno alla normalità pastorale post-pandemica e, con essa, il ritorno al sovraffollamento dei calendari parrocchiali con il rischio di concentrarsi nuovamente sulle cose da fare piuttosto che interrogarsi sulla strada da percorrere e sul come percorrerla. Ecco che, fedeli al nostro compito di accompagnare, più che trovare delle zone di comfort, abbiamo cambiato ottica e ci siamo concentrati prevalentemente sulla formazione dei direttori con un percorso tutto incentrato su incontri periodici durante i quali abbiamo approfondito le lettere di San Paolo, quasi come a voler ribadire la nostra natura missionaria.

Giornata animatore

foto fabrizioPosso testimoniare e confermare tutta la bellezza di cui parla Gen: quello di CambiaOstia è diventato un lungo percorso di network che è vivo fino ad oggi: questi oratori tutt’oggi promuovono azioni condivise ma soprattutto sono centrati sulla narrazione delle esperienze reciproche per apprendere e ricostituirsi antifragili rispetto alle fragilità sperimentate. I responsabili sono in contatti frequenti, gli educatori si percepiscono nelle riletture dei loro coetanei, una realtà così poco “centrale” si è riscoperta parte di un Centro. Si risanavano pian piano tutte le fratture: tra idea e realtà, tra missione e identità, tra servizio e senso, tra periferia e centro. 

GenerosoSì, ci siamo sentiti dei veri e propri pionieri e sapere di aver dato luce ad un “modello Ostia” ancora ci fa venire i brividi. Dagli ultimi ed esclusi a pionieri e innovatori non tanto di un modello pastorale efficace ma di una nuova processualità, un cambio di paradigma per far emergere cose nuove..

foto fabrizioDopo quella prima ventata dello Spirito e la prima giornata dell’animatore, io e Gen riportammo passo passo, l’esperimento in Centro. Non avevamo le idee chiare su quanto era successo: i più scettici facevano notare che era difficile pensare un modello replicabile perchè Ostia era una realtà a sè, con troppe chiare identità ed autonomia territoriali. E avevano ragione! Se avessimo preso quell’esperienza e preteso di formalizzarla, prototiparla ed estenderla indistintamente da altre parti avremmo di fatto ripercorso uno schema “fragile”. Avremmo fatto la fine del tacchino (ma questa la raccontiamo un’altra volta!). E’ molto difficile comprendere quando risalire la curva del cambiamento per accedere ad una nuova prototipazione, iniziare a formalizzare un nuovo paradigma. Dall’esperienza di #CambiaOstia avevamo comunque appreso molto. Che avesse degli elementi di efficacia ce lo suggerivano i criteri che avevamo individuato ma soprattutto la finalità ci eravamo proposti come Centro:

«Riformare in una dimensione di reciproco empowerment la relazione con le parrocchie romane nei processi di comprensione e realizzazione efficace della missione evangelizzatrice dell’oratorio».

Ma com’è proseguita l’esperienza di #CambiaOstia?

GenerosoA settembre 2023, durante l’incontro per la programmazione dei momenti comuni, abbiamo desiderato risignificare nuovamente la finalità della rete, quasi a voler confermare non tanto il nostro impegno, quanto a condividere se il percorso vissuto avesse portato a cambiamenti nell’essenza della rete. Ne è uscito che “Cambiaostia” ha la finalità di

“Accompagnare gli Oratori nella loro crescita favorendo la riscoperta della Chiamata personale e la bellezza dell’essere Chiesa”.

Qualche differenza rispetto all’idea con cui eravamo partiti due anni prima, ma, di fatto, mantenendo il punto centrale del nostro stare insieme che si può racchiudere in queste quattro parole:

  • Accompagnare: perché nessuno debba sentirsi solo, né individualmente, né come Oratorio e in questo percorso si rispetti la specificità di ciascuno senza voler imporre nulla
  • Crescere: perché il cammino sia sempre verso il miglioramento, per il bene dei bambini
  • Essere Chiamati: perché è il Signore Gesù che guida ognuno di noi. Senza questa considerazione saremmo dei semplici operatori e cadremmo nella limitazione della nostra umanità. L’essere Chiamati da Lui ci mette in condizione di poter morire per i nostri bambini
  • Essere Chiesa: perché siamo un popolo in cammino, inteso come un unico popolo e un unico cammino. Certo, ogni Oratorio e ogni persona che lo compone è diverso dall’altro, ma posso dire con certezza che sono molte di più le cose che ci accomunano di quelle che ci dividono.

foto fabrizioContestualmente, al Centro, attuammo un discernimento sulla prassi intrapresa con #CambiaOstia comprendemmo degli elementi sulla nostra identità, missione e future strategie pastorali, che riporto sinteticamente:

  1. Ciò che conta dell’esperienza del Centro Oratori e che può diventare denominatore comune è proprio l’identità carismatica degli educatori. Una volta un educatore mi chiese: ma se facciamo tutte cose diverse su cosa ci confronteremo? - Sulla finalità che ci siamo dati, sul senso, sull’identità comune, sul carisma dell’oratorio.
  2. Il Centro Oratori può e deve attivare percorsi di discernimento e descrizione dell’identità carismatica. Lo Spirito si comunica nella storia di educatori appassionati: c’è da recuperare un senso della tradizione, della memoria, del ricordo. Senza limitarsi a ricordare ma discernendo, senza soffermarsi su ciò che distingue ma piuttosto su ciò che accomuna.
  3. Se si torna alla sua origine carismatica, il Centro Oratori Romani si ri-comprende come eco-sistema di oratori con la finalità dello scambio di esperienze per perfezionare la prassi pastorale, cioè come un luogo dove favorire il raccordo delle sperimentazioni, in una prospettiva antifragile.
  4. La dimensione del confronto oggi gioca non più soltanto sullo scambio di informazioni inerenti alla prassi pastorale ma anche sul bisogno di scambio rispetto alla propria radice vocazionale nel servizio. Si prospetta la ricerca di una “via vocazionale antifragile”, per tramite di una nuova narrazione.
  5. E’ necessario ri-acquisire uno stile di discernimento e di confronto, non darli per scontati. Servono “agenti del cambiamento” che attivino nuovi processi. La tanto oggi dibattuta “sinodalità” è da immaginare come frutto di un processo curato, nè un presupposto nè un’utopia. E’ necessario favorire questo stile “dal basso” con pazienza e senza ansia, con strategie di engagement appropriate.
  6. Costituire reti tra oratori non a tavolino ma tramite un’azione sapiente e antifragile è un modo per ricostituire il Centro Oratori  come eco-sistema e riacquisire quel “reciproco empowerment” della finalità. Scioglie il conflitto tra centro e periferia, che è tipico degli orientamenti pastorali calati “dall’alto”.

Dunque non formalizzammo tutto dell’esperienza di #cambiaOstia, trascurando in parte gli strumenti utilizzati, le modalità privilegiate, i contenuti proposti. Ma i criteri che acquisimmo da quell’esperienza erano elementi che riguardavano soprattutto la nostra identità, il nostro modo di stare e di essere. Sperimentare ci permise di capire chi volevamo essere piuttosto che ciò che volevamo fare. Per corrispondere a questa rinnovata presa di consapevolezza l’anno successivo sperimentammo ancora costituendo 7 nuovi “staff territoriali” che presenziassero alcuni territori scelti per favorire la costituzione di nuove reti tra oratori. A ciascuno staff non era consegnato un obiettivo definito ma soltanto i pochi semplici criteri di azione emersi dal discernimento precedente e completa libertà d’azione nella scelta degli strumenti e delle modalità. Fu una riscoperta incredibile per questi formatori: abbandonare un sostanziale modello associativo di “mercato” che gioca sull’offerta di servizi ed entrare in un dinamismo nuovamente generativo e missionario con al centro la tessitura di relazioni. Le risorse dell’associazione erano così state spostate verso l’esterno e le azioni che venivano intraprese non erano più tese all’auto-preservazione. Le sperimentazioni continuano tutt’ora.

Infine, nel Settembre 2022 nella cornice del nostro consueto appuntamento estivo di formazione per gli educatori - negli ultimi anni ribattezzato “Villaggio Oratorio” - costruimmo un nuovo esperimento per tematizzare l’eco-sistema di oratori con gli educatori che frequentavano le nostre proposte. All’assemblea sinodale parteciparono circa duecento educatori tra laici e sacerdoti, eterogenei per formazione, età, provenienza, competenze. Il modello che l’assemblea delineò era coniato dal mondo delle telecomunicazioni, il cosiddetto “sistema distribuito”, con la descrizione seguente:

«Il Centro si preoccupa di creare dei contesti territoriali in cui gli oratori tra loro vicini possono costruire relazione in ordine allo scambio di esperienze, al confronto e al potenziamento dell’azione pastorale in termini di efficacia. L’elaborazione propria di ciascun territorio è messa in condivisione grazie alla facilitazione offerta dal Centro»

GenerosoRingrazio veramente il Signore per avermi mostrato la bellezza di questo sogno, per avermi messo accanto le persone che ho conosciuto con i rispettivi Oratori e gli chiedo di continuare a guidarci in questo cammino, cercando sempre più di perdere la volontà di controllare tutto sostituendolo con il desiderio di farci guidare dal Suo Santo Spirito che soffia dove vuole. Buona rete a tutti!

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