Don Riccardo Pincerato
Pubblichiamo nel nostro blog l’intervento che don Riccardo Pincerato, direttore del Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile della CEI, ha presentato presso il Senato della Repubblica durante l’incontro “Giovani e Oratori, la vita oltre i social”, tenutosi lo scorso 20/10/2025. Le evidenziature in neretto e i titoli sono stati aggiunti per agevolare la lettura.
“Spero di potervi consegnare la voce di chi oggi trova nell’oratorio relazioni affidabili, opportunità educative e partecipazione civica. L’oratorio in Italia, nella pluralità delle sue espressioni, è infrastruttura educativa di prossimità ed espressione della cura delle comunità cristiane: non sostituisce la scuola o i servizi pubblici, ma desidera cooperare con essi per il bene delle nuove generazioni.”
Pubblichiamo l’intervento che don Riccardo Pincerato, direttore del Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile della CEI, ha presentato presso il Senato della Repubblica durante l’incontro “Giovani e Oratori, la vita oltre i social”, tenutosi lo scorso 20/10/2025. Le evidenziature in neretto e i titoli sono stati aggiunti per agevolare la lettura.
Spesso i discorsi pubblici e l’analisi sociale sulla condizione giovanile sono segnati da una sorta di pessimismo. È interessante che ci sono attestazioni di questo pessimismo già da secoli prima di Cristo. Si tende a leggere la situazione dei ragazzi e dei giovani non solo evidenziando ciò che non va, ma attribuendo ad essa un grado di disagio mai visto prima. Proprio per questa postura solitamente enfatica, questo tema rischia di essere più oggetto di lamentela o di rimpianto verso un presunto passato migliore, piuttosto che campo di veri e propri interventi mirati e consapevoli della permanente complessità della realtà. È importante, perciò, coniugare la lettura complessiva del fenomeno con l’attenzione concreta alla storia delle persone, relazionandosi con esse con uno sguardo educativo, attento ad accompagnare il percorso di crescita, promuovere lo sviluppo armonico e la capacità di affrontare le difficoltà. Il disagio ha a che fare con la fatica di vivere e nella vita di ciascuno si mescolano agi e disagi. È necessario saperli riconoscere e leggere per non etichettare le attuali generazioni e per chiedersi costantemente: come stanno i ragazzi e i giovani che incontriamo? Quali sono le risorse che possiedono e le fatiche che stanno vivendo? E ancora prima di chiedersi: cosa possiamo fare per loro? Oggi è urgente chiederci: chi vogliamo essere per loro? Chi voglio essere io adulto, io educatore, io comunità cristiana, io società civile?
La sfida della vita digitale
Gli adolescenti oggi non possiamo negare che corrono alcuni rischi e forse per questo la scelta del sottotitolo a questo incontro: “La vita oltre i social”. I social e il virtuale possono essere un rischio e il rischio è: l’iperstimolazione sensoriale. Questa generazione, in modo inedito, è sottoposta a una sovrastimolazione sensoriale senza precedenti, in virtù di una presenza ubiquitaria della tecnologia nelle loro e nelle nostre vite. L’iperstimolazione tecnologica significa una vita fatta di immagini, alert, messaggi, like… Una sorta di “catena” che tiene legati all’istante mettendo a rischio memoria, attenzione, relazioni sociali.
L’iperstimolazione sensoriale appiattisce lo spazio tridimensionale del pensiero, annullando il senso critico che ha bisogno di distanziarsi dalle cose per pensarle. E poi, sposta le vite nello spazio del virtuale, dove non si fa più esperienza del mondo concreto, ma della sua disincarnata rappresentazione.
La digitalizzazione nutre la tendenza per cui solo ciò per cui si può contare conta: quello che non può essere trasformato in un dato non esiste. Il problema è che tutto quello che è vitale non può essere trasformato in un dato: l’amore, la libertà, l’affetto, la dignità non possono essere trasformati in un dato. Quindi queste dimensioni antropologicamente fondamentali rischiano di diventare invisibili e, di conseguenza, irrilevanti.

Educare al pensiero critico
A noi adulti allora spetta il compito di offrire spazi di pensiero critico, per allenare a un metodo di pensiero riflessivo. E proporre occasioni di sperimentazione nel reale, per far ritrovare ai ragazzi un senso di “presenza” rispetto al tempo in cui vivono.
Chi oggi è adolescente cresce immerso in un “brodo culturale” che incentiva poco il pensiero critico. Dal linguaggio immediato della pubblicità alla matrice sempre più visiva della comunicazione (Instagram, TikTok), sono le emozioni e le sensazioni a venire stimolate, più che la riflessività e l’analisi critica.
Gli imperanti linguaggi emotivi e visivi creano modelli – di consumo, di bellezza, di prestazioni – a cui non è facile sottrarsi. Per di più in adolescenza la pressione alla conformità è forte: si vuole essere “come gli altri” per timore di non essere accettati.
Tuttavia, l’adolescenza è anche l’età delle domande, la stagione filosofica della vita. È la fase in cui si è chiamati a formarsi un’autonomia di pensiero, a costruirsi un punto di vista non conformista sulle cose.
Il ruolo educativo dell’oratorio
L’educazione cerca di promuovere lo sviluppo armonico e integrale della persona e cerca di prevenire il sorgere di situazioni di disagio, oppure, una volta emerse, di aiutare ad affrontarle. Oltre alla famiglia e alla scuola, ricoprono, a questo riguardo, un ruolo fondamentale i contesti extrascolastici, tra i quali certamente l’oratorio, che, per il suo essere ambiente aperto, popolare, accogliente, è ancora per molti adolescenti e giovani un ambiente di riferimento. La cura delle relazioni e lo sviluppo delle competenze chiedono all’educazione la costruzione e lo sviluppo di contesti educativi e di esperienze significative. Le ragazze e i ragazzi saranno aiutati a crescere non da interventi occasionali, ma nella misura in cui è data a loro la possibilità di incontrare ‘ambienti’ attenti a loro, capaci di interagire con loro e accompagnarli. La funzione educativa dell’oratorio nei confronti delle situazioni di disagio si declina nei fatti attraverso azioni e progetti, anche molto differenziati tra loro, in rapporto ai diversi territori e alle risorse disponibili.